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Aug 21st
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Basket

L'esperienza di stare insieme divertendosi..

Lo sguardo verso l'alto

Lo sguardo verso l'alto

In collaborazione con l’esperienza di Marco Calamai, allenatore professionista che dopo dodici anni in serie A si è dedicato alla ricerca del metodo migliore per allenare ragazzi con problemi fisici e psichici, si è formata a Cascina Rossago una piccola squadra di basket del tutto singolare. Singolari sono le caratteristiche dei giocatori, che, nonostante le difficoltà profonde nello scambio interpersonale, mostrano sul campo quanto un gioco di squadra evidenzi doti relazionali e divertimento genuino nel giocare insieme. Singolare è inoltre la presenza di un’attenzione duplice: abilitativa ed educativa; da un lato è preziosa la presenza di tre educatori professionali durante l’allenamento settimanale, dall’altro ogni attività è costantemente monitorata e valutata per quanto riguarda l’opportunità dell’esercizio ed il beneficio eventualmente ottenuto da un’équipe medica dell’Università di Pavia.

Attraverso l’attività sportiva si ottengono molteplici benefici: un migliore controllo metabolico, del peso e della forma fisica; un irrobustimento della struttura muscolare e scheletrica; un miglioramento della funzione cardio circolatoria. Seppur tali considerazioni siano importanti, vorremmo sottolineare come, tuttavia, sia su un altro piano che si percepiscono i benefici più significativi del gioco del basket. Crediamo infatti che sia la particolare atmosfera affettiva, di divertimento nello stare insieme e l’esperienza di far parte di un gruppo a supportare quella sensazione di interazione efficace fondamentale per il benessere di una persona: l’esperienza di stare insieme divertendosi, di giungere ad uno scambio ludico passando la palla ad un compagno, essere sostenuto dai compagni quando si fa canestro, sono tutti elementi preziosi per i ragazzi autistici in cui proprio l’accesso all’esperienza della condivisione è così fragile e precaria.

Il basket sembra un gioco particolarmente adatto per i ragazzi autistici in quanto l’interazione viene continuamente sollecitata ma anche agevolata dal ruolo di mediazione costituito dalla palla (che si utilizza rigorosamente con le mani), l’attenzione viene esercitata come anche l’ideazione di schemi motori che permettano l’esecuzione di movimenti finalizzati a fare canestro o a manipolare la palla in modo fine; inoltre, riprendendo un’idea di Marco Calamai, non è forse secondario che per fare canestro lo sguardo vada necessariamente rivolto verso l’alto. Un atteggiamento corretto sia per i ragazzi della squadra, sia per chi ha la fortuna e la responsabilità di incontrare l’umanità autistica sul campo.


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